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Recensioni
Vittorio Mariotti - Carrara 1921, Attualmente vive e lavora a Castelnuovo Magra (SP) ; è pura metafisica, la sua arte non ha legami con la realtà naturale o storica, non ha confini conoscitivi, colloca forme di sostanza vitale in uno spazio inabitabile e in un tempo che non è eterno, ma immobile. Il processo artistico di Mariotti rievoca la poetica del pittoresco. L’artista si accosta alla sostanza visiva e al sentimento, innescando nei suoi dipinti un processo artistico che si contrappone attraverso una sublimazione della realtà fisico-morale. Il modo di interpretare la natura e materializzare le sue visioni attraverso la realizzazione delle sue opere, non è soltanto sorgente di sentimento, ciò che si vede e che si percepisce infatti non è semplicemente un frammento della realtà, ma riflette l’estensione dello spazio e del tempo, sconfinando con il pensiero verso il veduto e il visibile nel dominio e nel sogno e dalla memoria alla fantasia. Ciò che vediamo nella pittura di Mariotti, si impone e ci sgomenta con il suo senso di infinità che al contempo ci infligge l’angoscia della nostra finitezza. Là dove, l’espressività di Mariotti si esprime, raggiunge il “Sublime” arrivando a toccare questa realtà trascendentale. Il suo percorso di vita, lo porta a superare ben due conflitti mondiali, i quali segneranno indelebilmente l’artista caratterizzando tutta la sua pittura. A Carrara compie i suoi studi artistici presso la Reale Accademia di Belle Arti e in un anno consegue la licenza triennale di arte e mestieri per lo studio del marmo, poi si iscrive alla Quadriennale I° sezione di architettura dove segue le lezioni di illustri professori come Remedi, Padovan, Cretlin e Buscaroli. Durante la seconda Guerra Mondiale, Mariotti diventa parte attiva del movimento di Liberazione e una volta passato il conflitto bellico, dopo aver tentato varie strade come quella dell’imprenditoria, si dedica infine all’insegnamento nelle scuole superiori dove vi rimane sino al pensionamento. Nonostante le varie vicissitudini, non si allontana dall’ arte, ma la rende la sua compagna più fedele, divenendo imprescindibile da essa. Attraverso una tecnica sapiente acquisita negli anni, Mariotti ha un denso dialogo e una straordinaria tecnica visiva con gli spazi artistici e architettonici in cui sono idealizzati i suoi lavori, come in “La città del futuro” (pastello ed olio su carta 1978 - 100x70 cm), e in “Uomo-Donna” (acquarello 1980 - 47x33 cm). Riesce a dissolvere in intuizioni ideative e visioni creative la funzionalità delle sue opere. Nel contrasto, denso di implicite valenze metaforiche, fra la costruzione spaziale dall’alto al basso, orizzontalità e verticalità, fa emergere il noumeno espressivo tramite le sue forme ben definite, dove la sua arte concettuale si misura con la stratificazione artistica e le sue esperienze passate. Una rigorosa indagine di tipo Geometrico-Strutturale, in cui i singoli elementi richiamano ad un universo fisico considerato come un essere vivente, conferisce alle opere concluse un’essenza “cerimoniale”, come se l’atto estetico fosse dotato di un suo spazio e di un suo tempo che trascorre secondo un suo ritmo interno. Ai suoi lavori presiede una geometria nata dall’esigenza di inquadrare, ma si tratta di uno strutturalismo impreciso ed articolato, dove il mondo appare sotto forma di trasparenza. La forza divina che trasmettono le opere di Mariotti, alludono al Microcosmo e al Macrocosmo, infatti l’artista pone l’uomo e l’universo come due visioni strutturalmente simili, ammettendo i tratti tipici dell’umanità con la vita stessa. All’interno della “filosofia della natura” e sul concetto di “anima del mondo”, Mariotti si serve di tali teorie per argomentare il principio della continuità fra mondo organico e inorganico, in un tutto da considerarsi come un organismo vivente assoluto. Nel suo linguaggio stilistico, l’artista si avvale di un’espressione ideale del suo universo interiore come di un essere vivente, e ne idealizza la nascita attraverso lo scibile della via biologica come un comune animale, fondando il suo pensiero e la sua volontà creatrice sull’idea dello schiudersi progressivo di un uovo cosmico, dove il guscio andrà a formare la sfera delle stelle fisse, l’albume i cieli e il tuorlo darà origine alla terra. Mariotti nelle sue opere intitolate “Sia Mai L’ultimo spermatozoo” (olio su tela 1980 - 100x80 cm), “Fenomeno visivo 2” (pastello ed olio su carta 2006 - 70x100 cm) e in “Fenomeno visivo 4” (pastello ed olio su carta 2006 - 70x100 cm), libera la materia nel mondo delle idee fra una reincarnazione e l’altra, esso si esprime tramite una diretta conoscenza del mondo soprannaturale apprendendo attraverso l’arte, la vera realtà del suo mondo interiore. Il modo in cui Gisberto Vittorio Mariotti porta alla vita il suo lavoro, presenta forti analogie con il mondo del metafisico, dove le forme e i disegni che si districano sul velo creato dalla trasparenza, lasciano spazio alla luminosità, ai colori accesi e dove le forme immaginate incontrano la luce reale. Evoca in continuo l’azione del movimento, attivando un processo in atto che trasforma l’illusione verso una realtà che simboleggia essa stessa l’idea base di una pura arte concettuale-metafisica. La sua pittura si appella al sentimento e non alla fredda ragione, questi due elementi si contrappongono, e l’artista li caratterizza innalzandoli. Inoltre, anche Il concetto di “Sublime” si evince nei suoi lavori, dove esso appare come una categoria indipendente dal bello e connessa all’idea dell’infinito, rievocando al contempo il temperamento inquieto e visionario della pittura di Heinrich Füssli pittore e critico d’arte inglese -Zurigo 1974, Londra 1825). Mariotti varca la soglia del sublime, le sue sensazioni visive si dileguano, per lasciar trasparire, come in una visione messianica, i segni o simboli delle verità supreme. In alcune sue opere, esso rinuncia volentieri alla fisicità del colore, preferendo il disegno al tratto, ma il tratto benché nitido e duro non precisa la costruzione formale delle figure, ma ne definisce l’indefinibilità, l’immensità, la terrificante e irremovibile presenza nella poetica dell’assoluto. L’esistenza, che non si giustifica più come un fine oltre il mondo, per Mariotti fa parte dell’umano rapporto verso la collettività. In opere come “Fenomeno visivo 3” (pastello ed olio su carta 2006 - 70x100 cm), “Dominus” (pastello ed olio su carta 2010 - 50x30 cm) e in “Formula 1” (olio su carta e tavola 2009 – 100x70 cm), riflette immancabilmente la negazione della volgare e semplice apparenza delle cose, andando alla ricerca di quell’aspetto arcano e di quella segreta ragione che porta l’uomo, e forse l’universo interiore di Mariotti, a quella solitudine imprescindibile di ogni essere umano. Nel raggiungimento della sua “Utopia” , ovvero di quel “non luogo” che idealizza come uno spazio incantato dopo l’aver vissuto gli orrori dei conflitti mondiali, l’artista si avvale di una pittura stilizzata e arcaicizzante che diventa a sua volta un giudizio, ovvero, come un’immagine del mondo dove le forme che il pittore ha “dentro di se”, sovrastano quelle esteriori che fanno parte del mondo reale e del “fuori di se”. Mariotti, scopre il segreto che sospende ogni cosa fuori dall’azione e dal quotidiano e fa trasparire nei suoi dipinti alcune zone misteriose e inesplorabili, dai confini incerti e indefiniti, per cui non si accontenta del visibile, ma si spinge oltre per raggiungere quei significati che giacciono nel profondo. Il concetto e lo stile di “trascendente” per l’artista, è un chiaro segno nel voler collocare i suoi soggetti fuori dal mondo, di là dai limiti della conoscenza umana, oltre la finitezza e l’esperienza dell’uomo, in un “dove” che è in contrapposizione all’immanente realtà che non supera i limiti del soggetto umano ed è quindi spiegabile sulla base dell’esperienza terrena. In queste due ambivalenze, si evince lo stile dell’artista che spiega e differenzia le due concezioni del divino. Mariotti si eleva con la sua arte attraverso le forme del panteismo e dell’animismo che considerano il “divino” come un elemento della realtà naturale. Il diverso modo di intendere la trascendenza divina, ha influito in forma decisionale sulle varie scelte artistiche di Mariotti. Il Concettuale e il gusto per l’astrazione, assieme all’assenza della figura umana, caratterizzano la produzione artistica degli ultimi anni dell’artista, dove diviene totalmente chiara la sua volontà di abbandonare quel tradizionale rapporto fra immagine pittorica e realtà. Nei lavori più recenti l’artista rinuncia alla Mimesi, superando il pensiero platonico che stabiliva il fine della pittura nell’imitazione della realtà. Mariotti si esprime nei suoi ultimi lavori intitolati “Verso l’ignoto” (olio su tela 2011 - 50x70 cm), “Libera interpretazione” (Olio su tela 2011 - 50x70 cm) e “I.N.R.I.” (olio su tela 2011 - 30x40 cm) attraverso una stilizzazione delle forme in chiave antinaturalistica, potenziando così questa sua vena espressiva propria dell’astrazione. Nonostante questa sua evoluzione agli occhi dell’utilizzatore possa passare per contraddittoria, questo “gusto” per l’astrattismo nella pittura di Mariotti, nasce in realtà proprio per amore della verità. Nella semplificazione del reale, quanto nel profondo, ne modifica l’aspetto fino all’irriconoscibilità, tanto da raggiungere una serie di schematizzazioni della realtà superando la forma stessa. In questo suo stile, attraverso l’uso di pure macchie di colore, c’è la volontà di far apparire un’immagine fantastica che produce forme autonome e del tutto indipendenti dal mondo della natura. In queste opere la forma è determinata non dalla sensazione visiva ricevuta dal mondo esterno, ma dalla volontà interiore dell’artista. Svincolato da ogni funzione rappresentativa, il segno assume vita propria, dove le forme e le linee si trasformano movimenti armonici. Anche il colore non serve a descrive alcunché di naturale, ma assume valore in base per i colori circostanti. La sua particolare visione dalla rappresentazione fenomenica del mondo (oculare) e quella puramente essenziale (cioè quella concettuale), denotano una volontà in Mariotti di far emergere le sue strutture spazio-temporali in ciò che da senso e in ciò che vede attraverso gli occhi della sua sensibilità interiore. Questa spasmodica ricerca di un luogo ideale e senza tempo, lo parta a raggiungere levature sottili cariche di simbolismo e compostezza. Alla ricerca di quest’utopica “isola immaginaria”, Mariotti varca i confini istituzionali immaginando uno stato perfetto garante di benessere, felicità e uguaglianza come in viaggio immaginario in un luogo inesistente ma minutamente descritto nei dettagli. Nella ricerca della sua Utopia, come già in passato fece il grande Architetto e Trattatista Ledoux (Dormans-Marne 1736 – Parigi 1806), Mariotti compie l’arduo compito di fornire un orientamento alla ragione. Anticipando per via fantastica e/o astratta i possibili scenari del futuro, la forza della sua utopia vince come una forza più potente di ogni scienza e di ogni teoria della storia, perché essa è capace di muovere gli ideali degli uomini, contestare l’ordine esistente delle cose e a progettare un avvenire possibilmente migliore.  Ernesto D'Orsi
 
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