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Recensioni
Vittorio Gisberto Mariotti mostra nel suo lungo percorso artistico varietà di temi e di linguaggi tale da abbracciare gran parte dello scibile umano. Eclettico e ricco di creatività, si potrebbe definire artista che coglie in molte opere l’essenza dell’anima nelle sue sfaccettature più profonde, soprattutto nella sofferenza, come nel caso dell’opera “Sia mai l’ultimo spermatozoo” (1980); espressione dai caratteri forti e al tempo stesso sfumati di grande concettualità e simbolismo. L’artista va all’essenza dell’umana esistenza mostrando nella sua raffigurazione un senso di pathos che esprime tutta la sua attenzione alla tematica raffigurata. Lo stile di Vittorio Gisberto Mariotti denota, sin dal primo impatto con le sue opere, tutte le caratteristiche che ergono l’artista a genio di espressioni e sentimenti. Opera di grande impatto visivo e vincitrice del 1° premio alla quarta edizione del Festival Internazionale dell’Arte di Roma, è: “Natura morta” (2011), in cui l’immagine sembra quasi uscir fuori dalla tela. La costruzione dell’impianto scenico attira l’occhio del fruitore per l’estrema gradevolezza della raffigurazione e la stesura di cromatismi disposti sulla tela con sapiente maestria. L’armonia gestuale, l’immaginazione, il senso innato del movimento, la costruzione dell’impianto scenico e il senso prospettico e dimensionale sono tutte qualità che il Mariotti esprime sulla tela con estrema proprietà di linguaggio. Sa essere duttile e versatile nella grande varietà di espressioni usando sia la tecnica dell’acquarello che l’olio su tela. Claudio Lepri
 
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